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Pignolo di Rosazzo Eremita DOC 2011 Livio Felluga

Pignolo di Rosazzo Eremita DOC 2011 Livio Felluga

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Le uve dell’Eremita profonde e decise hanno un carattere selvaggio ed una valenza storica stampata a fuoco nella memoria del nostro territorio. Si narra che nell‘anno 800 l’eremita Alemanno si stabilì sull’altura di Rosazzo a condurre il suo ritiro spirituale. In quel luogo, circa duecento anni dopo, gli Agostiniani insegnarono alle popolazioni locali a coltivare la terra e in questo stesso luogo si trovano le prime tracce del vitigno Pignolo, risalenti alla fine del 1700. Chiamato “Pignul” in friulano, delicato e poco produttivo, sul finire del XIX secolo fu sul punto di scomparire e sempre a Rosazzo fu in seguito riscoperto e recuperato. 

  • Caratteristiche: Il colore è di un rosso granata non molto intenso, seppur profondo, con venature nerastre. Al naso, ampio ed intenso, la prugna secca precede una sensazione di mora rossa, di marmellata di marasca e di tamarindo custodite in un portasigari, seguita ancora da note di mirtillo, fiori di rododendro, felce, violetta e bacche di sambuco. I sentori poi virano sullo speziato tra pepe nero, chiodo di garofano, incenso e cannella. Tabacco da pipa, corniolo, inchiostro di china e profumo di tostatura del caffè chiudono il cerchio di un vino dalla grande vastità olfattiva. In bocca, il susseguirsi prorompente di aromi ritorna consegnando al palato un vino complesso e potente, che travolge, eppure è capace di grande freschezza con un tannino che resta protagonista, ma è fitto ed elegante, e una sapidità finale che esorta al secondo assaggio. Un vino che gioca con il tempo, quello che si prende, nell’attesa che vengano comprese tutte le evoluzioni al naso ed in bocca, per consegnare un quadro armonico con molteplici sfumature.
  • Abbinamenti: Il tempo ritorna negli abbinamenti dove questo vino trova la sua massima espressione con cotture lente come brasati, carni da selvaggina, ragù, spezzatini. Quei piatti che ci riportano ad assaporare il valore dell’attesa e il recupero di un modo di vivere antico.

Scheda tecnica

PEZZATURA: Bottiglia da 0,75 Litri.

PROVENIENZA: Friuli Venezia Giulia.

VITIGNI: 100% Pignolo.

GRADAZIONE: 14% vol.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: Temperatura compresa tra 8/10°C.

MODALITA' DI CONSERVAZIONE: In luogo fresco e lontano dalla luce del sole.

PRODUTTORE: Livio Felluga - Corno di Rosazzo (UD).

NOTE SPECIFICHE: Contiene solfiti.

Storia Livio Felluga

È facile intuire come la storia di Livio Felluga e del suo vino si intrecci con la storia di quella particolare terra che circonda l’estremo nord est dell’Adriatico, il punto di contatto fra il Mediterraneo e l’Europa centrale. Storia di confini più volte cambiati, imperi scomparsi, guerre passate... di genti che qui si sono fermate. È la storia di un uomo che ha attraversato due guerre mondiali, è vissuto nell’Impero Austroungarico prima e nel giovane Regno d’Italia poi, ha abitato sulla costa rocciosa della penisola istriana e nella Grado lagunare. Livio Felluga si trasferì in Friuli alla fine degli anni ’30, per stabilirsi sui dolci contrafforti delle colline di Rosazzo. Il suo sogno di produrre vino di collina fu interrotto dal richiamo al fronte. Come se non bastasse, il ritorno in Italia non fu facile per i reduci della Seconda Guerra Mondiale: i confini fisici, politici ed etnici erano cambiati, stravolti per sempre, come lo stesso paesaggio agricolo e sociale della collina. La popolazione contadina se ne stava andando, impoverendo ulteriormente la terra e abbandonando colture, valori e tradizioni ad essa legati. Livio Felluga dovette intraprendere una nuova battaglia per far risorgere la collina, convinto che solo la rinascita della coltivazione di qualità potesse riportare la vita nella campagna friulana. Con grande coraggio cominciò a restaurare gli antichi vigneti di Rosazzo ed impiantarne di nuovi, introducendo idee e metodi innovativi. Un lavoro duro, intrapreso con grande caparbietà e passione che lo porterà nel corso degli anni a creare una delle più belle e significative realtà aziendali del Belpaese, acquisendo a pieno diritto il titolo di rifondatore della tradizione viticola friulana e attore di riferimento del rinascimento enologico italiano.